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Skincare in inverno

| Marilisa Franchini
cosa cambia davvero quando fa molto freddo (e cosa invece no)

E’ gennaio e la tua pelle sembra impazzita.

Non è impazzita, è che in questo periodo c’è una combinazione piuttosto antipatica di basse temperature, vento, aria secca e riscaldamenti accesi praticamente senza sosta. Per la pelle questo significa una cosa molto semplice: condizioni ambientali che mettono sotto pressione la barriera cutanea.

E no, la soluzione non è semplicemente “mettere una crema più ricca”. Quella è la risposta facile (e che fuziona), ma non sempre è quella corretta. Se vogliamo adattare davvero la skincare invernale in modo sensato, bisogna capire cosa succede alla pelle dal punto di vista fisiologico, non cosmetico.

Il problema non è il freddo in sé, ma l’umidità (o meglio, la sua assenza)

Una delle cose meno raccontate è che il freddo non secca direttamente la pelle. Il punto è che l’aria fredda trattiene pochissima umidità. Questo aumenta l’evaporazione dell’acqua dalla superficie cutanea, cioè la TEWL (transepidermal water loss).

Quando la TEWL aumenta, la pelle perde acqua più velocemente di quanto riesca a trattenerla e la barriera inizia a funzionare peggio. Da qui arrivano secchezza, sensazione di pelle che tira, desquamazione e, nei casi più delicati, irritazione.

In inverno ha quindi molto più senso lavorare su una idratazione reale, fatta di acqua e di molecole in grado di trattenerla, e poi su lipidi che aiutino a ridurre la perdita. Usare solo prodotti oleosi su una pelle disidratata non risolve il problema: spesso lo maschera e basta. Puoi tranquillamente usare un olio viso o un velo di vaselina come ultimo step della tua routine in questo periodo, ma sotto devi aver messo una crema idratante.

Detersione: in inverno meno è spesso meglio

Durante i mesi freddi la pelle appare più secca, o comunque tira di più. Continuare a detergere come se fosse agosto, magari con prodotti molto schiumogeni o sgrassanti, è uno dei modi più rapidi per peggiorare la situazione.

La detersione dovrebbe rimanere efficace, ma più rispettosa. Non serve sentire la pelle che tira per dire che è pulita, anzi. Quella sensazione è spesso il primo segnale di una barriera che stiamo stressando inutilmente.

Ti consiglio di passare a un detergente oleoso in questo periodo.

Attivi sì, ma con buon senso stagionale

Un altro errore frequente è pensare che l’inverno sia il momento ideale per “spingere” con tutto. È vero che il sole è meno intenso rispetto all’estate, ma è altrettanto vero che la barriera cutanea è più fragile.

Esfolianti, retinoidi e vitamina C non sono banditi, ma vanno gestiti con più attenzione. Spesso non è una questione di togliere l’attivo, ma di modulare la frequenza, la concentrazione o il contesto in cui lo si usa. Una pelle che brucia o pizzica non sta “lavorando meglio”, sta semplicemente mandando un segnale di allarme. Se invece pensi che la tua pelle gestisca bene gli attivi che stai utilizzando, continua pure.

In inverno l’obiettivo non è stimolare il più possibile, ma mantenere la pelle stabile e funzionale.

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Il riscaldamento indoor è un nemico sottovalutato

Parliamo tanto del freddo esterno, ma spesso dimentichiamo cosa succede dentro casa o in ufficio. Aria calda e secca, per molte ore consecutive, è una delle principali cause di disidratazione cutanea cronica nei mesi invernali.

Qui entrano in gioco le texture e la stratificazione. Prodotti troppo leggeri rischiano di non essere sufficienti, mentre applicare prodotti acquosi (tipo un siero all’acido ialuronico) senza poi “sigillare” il tutto con una fase lipidica (una crema o un olio viso) può addirittura peggiorare la perdita di idratazione. Anche l’uso di un umidificatore in casa si rileva fondamentale in questo periodo.

Protezione solare anche a gennaio: sì, ma con criterio

In inverno il tema non sono tanto gli UVB, quanto gli UVA, che sono presenti tutto l’anno e contribuiscono a infiammazione, invecchiamento cutaneo e peggioramento delle macchie. Se si usano attivi, o se la pelle è già sensibilizzata dal freddo, la protezione solare resta un tassello importante della routine.

In alcuni casi, soprattutto in presenza di discromie o rossori, una protezione con pigmenti può offrire un aiuto in più contro la luce visibile. Non è un’esagerazione, è fotobiologia applicata.

Se la pelle brucia o pizzica, non è “normale inverno”

Questa è una cosa che tengo sempre a ribadire: il fastidio non è una fase obbligatoria. Se la pelle pizzica, brucia o si arrossa facilmente, non sta semplicemente reagendo al freddo. Sta segnalando una barriera compromessa.

In questi casi la priorità non è aggiungere nuovi prodotti o nuovi attivi, ma semplificare e riparare. La skincare non deve essere una prova di resistenza, e l’idea che “tanto in inverno è normale soffrire un po’” non ha alcuna base scientifica.

In conclusione

La skincare invernale efficace non è quella più ricca o più complicata, ma quella che rispetta la fisiologia della pelle in un periodo in cui è più vulnerabile. Proteggere la barriera viene prima di tutto il resto. Sempre.

Se devo riassumere il concetto chiave in una frase è questa:
in inverno la pelle non chiede di essere stimolata di più, chiede di essere disturbata di meno.

Bibliografia

Engebretsen KA, Johansen JD, Kezic S, Linneberg A, Thyssen JP. The effect of environmental humidity and temperature on skin barrier function and dermatitis. J Eur Acad Dermatol Venereol.

Verdier-Sévrain S, Bonté F. Skin hydration: a review on its molecular mechanisms.

Rawlings AV, Harding CR. Moisturization and skin barrier function.

Elias PM. Skin barrier function. Curr Allergy Asthma Rep (review).