Cortisone-like nei cosmetici: cosa sono davvero e come agiscono sulla pelle
Hai mai sentito parlare di attivi “cortisone-like”?
Probabilmente sì e probabilmente con una certa confusione.
Partiamo da un punto fondamentale: non sono cortisonici. Non sono farmaci. E non sostituiscono il cortisone quando serve una terapia medica.
Il termine “cortisone-like” non è una definizione scientifica ufficiale. È un modo “divulgativo” per descrivere alcune sostanze cosmetiche che sono in grado di modulare l’infiammazione cutanea in modo indiretto o fisiologico, senza attivare i recettori glucocorticoidi come fa il cortisone.
Capire questa differenza è fondamentale per non creare aspettative sbagliate o, peggio, timori infondati.
Cosa fa il cortisone (quello vero)
Il cortisone è un farmaco antinfiammatorio steroideo. Agisce legandosi ai recettori glucocorticoidi intracellulari e modulando l’espressione genica di numerosi mediatori dell’infiammazione. Riduce citochine pro-infiammatorie, prostaglandine e altre molecole coinvolte nella risposta immunitaria.
È potente, efficace, ma è un farmaco. E come tutti i farmaci va usato sotto controllo medico.
Un cosmetico non può e non deve fare questo.
Cosa significa davvero “cortisone-like” in cosmetica
Quando in ambito cosmetico si parla di attivi “cortisone-like”, si intende in genere sostanze che:
- modulano mediatori infiammatori
- riducono rossore e prurito
- migliorano il comfort cutaneo
- supportano la barriera
Lo fanno però attraverso meccanismi diversi da quelli dei corticosteroidi. Non attivano i recettori glucocorticoidi e non hanno azione farmacologica.
È un termine non tecnico ma che rende l’idea del tipo di beneficio percepito: pelle meno reattiva, meno arrossata, meno infiammata.
Vediamo quali sono gli attivi più spesso associati a questa definizione.

18-β-glicirretico: il derivato della liquirizia che calma la pelle
L’acido 18-β-glicirretico è un derivato dell’acido glicirrizico estratto dalla liquirizia. È noto per la sua attività lenitiva e antinfiammatoria.
A livello biochimico può inibire enzimi coinvolti nei processi infiammatori, come alcune forme di 5-lipossigenasi, e modulare la produzione di mediatori pro-infiammatori. Inoltre contribuisce a ridurre rossore e irritazione in pelli sensibili o reattive.
Non è un cortisonico, ma può aiutare la pelle a “spegnere” una risposta infiammatoria lieve o cronica da irritazione.
Licochalcone A: modulazione dello stress ossidativo e infiammatorio
La Licochalcone A è un altro composto derivato dalla liquirizia. È studiata per la sua attività antiossidante e per la capacità di modulare vie infiammatorie, inclusa la riduzione dell’attivazione di alcuni mediatori come NF-κB, coinvolto nella risposta infiammatoria.
In pratica aiuta a contenere l’infiammazione indotta da stress ambientali, UV o irritazioni, migliorando l’aspetto di pelle arrossata o impura.
Ancora una volta: non è cortisone, ma può contribuire a rendere la pelle meno reattiva.

Avena colloidale: perché viene considerata “cortisone-like”
L’avena colloidale è uno degli ingredienti più studiati per la pelle sensibile, secca o a tendenza atopica. Non è solo un ingrediente “naturale calmante” tra tanti: ha meccanismi ben documentati.
Contiene beta-glucani, lipidi e soprattutto avenantramidi, molecole con attività antinfiammatoria e antiprurito. Le avenantramidi hanno dimostrato di poter modulare alcuni mediatori dell’infiammazione e contribuire alla riduzione del rossore e del prurito.
In parallelo, la componente lipidica e i beta-glucani supportano la funzione barriera e riducono la perdita d’acqua transepidermica (TEWL). Una barriera più integra significa meno penetrazione di agenti irritanti e quindi meno stimoli infiammatori.
Viene definita “cortisone-like” per l’effetto calmante visibile sulla pelle arrossata o pruriginosa, ma il meccanismo è completamente diverso da quello dei corticosteroidi. Non attiva recettori glucocorticoidi e non ha azione farmacologica: lavora modulando e supportando, non sopprimendo.

Palmitamide MEA (PEA): modulazione neuro-infiammatoria e prurito
La Palmitamide MEA, più nota come PEA (Palmitoylethanolamide), è una molecola lipidica endogena, cioè già presente nel nostro organismo.
Agisce modulando il sistema endocannabinoide e altri recettori coinvolti nella percezione del prurito e dell’infiammazione. Diversi studi ne hanno evidenziato il ruolo nel supportare la riduzione del prurito e nel migliorare il comfort cutaneo in condizioni di pelle sensibile o a tendenza atopica.
Qui il concetto di “cortisone-like” nasce dal fatto che la pelle appare meno infiammata e meno pruriginosa, ma il meccanismo è completamente diverso da quello dei corticosteroidi.
Acetamide MEA: supporto barriera e comfort cutaneo
L’Acetamide MEA è spesso utilizzata per le sue proprietà idratanti e per la capacità di migliorare l’elasticità e la funzione barriera. Non è un attivo antinfiammatorio in senso stretto, quindi forse un po meno cortison like degli altri, se vogliamo, ma contribuendo a ripristinare una barriera compromessa aiuta indirettamente a ridurre la sensibilità e la reattività cutanea.
Una barriera più integra significa meno ingresso di agenti irritanti e quindi meno infiammazione secondaria.
Viene usata molto spesso in combinata con la Palmitamide MEA, insieme riescono davvero a dare il meglio.
Niacinamide: modulazione delle citochine e funzione barriera
La niacinamide è probabilmente uno degli attivi più versatili in cosmetica. A livello cutaneo può ridurre la produzione di alcune citochine pro-infiammatorie, migliorare la funzione barriera stimolando la sintesi di ceramidi e contribuire a ridurre rossore e irritazione. Anche la Niacinamide la metterei più come attivo cortison like di “secondo livello”, ma comunque insieme ad altri attivi di cui vi ho già parlato qualche riga più in su è senza dubbio uno strumento utilissimo per creare una sinergia di attivi per le pelli più problematiche.
Non ha azione steroidea, ma è uno degli ingredienti più studiati per il miglioramento della pelle sensibile e reattiva.
Quando ha senso usare attivi “cortisone-like”
Questi attivi hanno senso quando parliamo di:
- pelle sensibile o reattiva
- arrossamenti lievi
- prurito non patologico
- irritazioni da trattamenti cosmetici
- supporto in pelli a tendenza atopica, in affiancamento alla terapia medica
Non hanno senso quando serve una terapia farmacologica. In caso di dermatiti importanti, eczema severo o patologie infiammatorie significative, il riferimento resta il medico, che dopo la diagnosi saprà indicare la terapia corretta. Lo scopo del cosmetico è supportare la terapia, non sostituirla.
Possono però senza dubbio migliorare la qualità di vita di chi li usa riducendo la necessità di ricorrere a terapie farmacologiche, il che è sicuramente ottimo.
Perché è importante usare le virgolette
Mettere “cortisone-like” tra virgolette è corretto, perché non è una categoria scientifica riconosciuta. È una semplificazione comunicativa.
Il rischio, altrimenti, è duplice:
- far credere che il prodotto abbia la potenza di un farmaco
- generare paura ingiustificata verso ingredienti che non sono cortisonici
Una comunicazione corretta aiuta a creare fiducia e a evitare sia promesse miracolose sia allarmismi inutili.
Conclusione
Gli attivi definiti “cortisone-like” nei cosmetici non sono cortisonici, non attivano i recettori glucocorticoidi e non hanno azione farmacologica. Sono ingredienti che modulano l’infiammazione, migliorano la funzione barriera, riducono rossore e prurito attraverso meccanismi fisiologici.
Alcuni di loro hanno dimostrato di aumentare l’efficacia del cortisone, quando usati in combo e di ridurre la necessità di usare cortisonici nel tempo.
Sono utili? Sì, nel contesto giusto.
Sono equivalenti al cortisone? Assolutamente no.
La differenza tra marketing e scienza sta tutta qui: sapere cosa può fare davvero un cosmetico, senza gonfiarlo e senza sminuirlo.






