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PDRN nella skincare: funziona davvero? Cosa dice la scienza

Il PDRN promette di stimolare il collagene, favorire la rigenerazione cutanea e contrastare l’invecchiamento. Ma queste proprietà sono davvero dimostrate scientificamente?

Il PDRN è uno degli ingredienti più chiacchierati della skincare, soprattutto grazie alla cosmetica coreana. Promette di stimolare il collagene, favorire la rigenerazione cutanea e contrastare l’invecchiamento. Ma queste proprietà sono davvero dimostrate scientificamente?

La risposta è più interessante di un semplice sì o no.

Il PDRN è un ingrediente che definirei potenzialmente efficace sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, ma la cui efficacia nei cosmetici non è ancora stata dimostrata in maniera sufficientemente solida.

Questo non significa che sia inutile o che le sue proprietà siano un’invenzione del marketing. Al contrario, esistono studi scientifici interessanti, soprattutto in ambito medico.

Il problema è capire quanto di ciò che sappiamo sul PDRN possa essere applicato ai cosmetici che utilizziamo quotidianamente.

Che cos’è il PDRN?

PDRN è l’acronimo di Polydeoxyribonucleotide, ovvero polidesossiribonucleotide.

Si tratta di una miscela di frammenti di DNA, tradizionalmente ottenuti attraverso processi di estrazione e purificazione da alcune specie di salmonidi, come salmone e trota.

Sì, il famoso ingrediente rigenerante deriva dal DNA dei pesci!

Naturalmente non significa che ci stiamo spalmando cellule di salmone sulla faccia: il materiale viene opportunamente estratto e purificato.

Oggi esistono anche ingredienti commercializzati come PDRN di origine vegetale, ma è importante precisare che non tutte le preparazioni sono necessariamente equivalenti.

L’origine, la lunghezza dei frammenti di DNA, il peso molecolare e i processi produttivi possono influenzarne le caratteristiche.

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Come funziona il PDRN?

Il PDRN è stato studiato soprattutto per la sua capacità di favorire alcuni processi coinvolti nella riparazione dei tessuti.

Uno dei meccanismi proposti riguarda l’attivazione della via di segnalazione dei recettori dell’adenosina A2A, coinvolti nella regolazione della risposta infiammatoria e nei processi di riparazione.

Diversi studi sperimentali suggeriscono che il PDRN possa:

  • Favorire l’attività dei fibroblasti.
  • Influenzare la sintesi di collagene e di altri componenti della matrice extracellulare.
  • Modulare alcuni processi infiammatori.
  • Favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni.
  • Sostenere i processi di riparazione dei tessuti.

Un altro meccanismo ipotizzato riguarda la salvage pathway, una via metabolica che permette alle cellule di recuperare e riutilizzare nucleosidi e basi azotate per sintetizzare nuovi nucleotidi.

Insomma, dal punto di vista biologico il PDRN è decisamente interessante.

Ma attenzione: dimostrare che una sostanza stimola i fibroblasti in laboratorio non significa aver dimostrato che una crema contenente quella sostanza riduca le rughe.

E questa distinzione è fondamentale.

Il PDRN funziona? Cosa dicono gli studi scientifici

Per rispondere dobbiamo distinguere tre ambiti: medicina rigenerativa, medicina estetica e cosmetica.

PDRN e riparazione dei tessuti

Le evidenze più convincenti riguardano alcune applicazioni mediche, soprattutto nella riparazione dei tessuti.

Uno studio clinico randomizzato e controllato con placebo, pubblicato nel 2014, ha valutato il PDRN nel trattamento delle ulcere del piede diabetico. Dopo otto settimane, la guarigione completa è stata osservata nel 37,3% dei pazienti trattati con PDRN, rispetto al 18,9% del gruppo placebo.

Un risultato significativo, che dimostra come il PDRN possa avere un’effettiva attività biologica.

Ma c’è un dettaglio: in questo studio veniva somministrato attraverso iniezioni intramuscolari e perilesionali.

Non attraverso una crema cosmetica.

PDRN e medicina estetica

Negli ultimi anni il PDRN e i polinucleotidi sono stati studiati anche per migliorare texture, elasticità e aspetto delle rughe, soprattutto attraverso trattamenti iniettivi.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha analizzato sette studi clinici randomizzati, per un totale di 183 partecipanti, relativi al ringiovanimento cutaneo, alla prevenzione delle cicatrici e alla guarigione delle ferite.

I risultati sono incoraggianti, soprattutto per la riparazione dei tessuti.

Tuttavia, gli studi disponibili presentano limiti importanti: campioni piccoli, preparazioni differenti, protocolli eterogenei e metodi di valutazione non uniformi.

Quindi, anche in medicina estetica, nonostante i risultati promettenti, servono ulteriori studi per stabilire con maggiore certezza efficacia, dosaggi e protocolli ottimali.

PDRN e polinucleotidi sono la stessa cosa?

Non esattamente.

I termini PDRN e PN (polinucleotidi) vengono spesso utilizzati come sinonimi, soprattutto nel marketing, ma possono indicare preparazioni differenti.

Generalmente, il PDRN è costituito da frammenti di DNA relativamente corti, mentre i polinucleotidi utilizzati in medicina estetica possono avere catene più lunghe e proprietà fisico-chimiche diverse.

Inoltre, la terminologia non è sempre uniforme nella letteratura scientifica.

Questo significa che non possiamo attribuire automaticamente a un cosmetico contenente PDRN i risultati ottenuti negli studi sui polinucleotidi iniettabili.

Ma il PDRN funziona anche nelle creme?

Eccoci al punto più interessante dal punto di vista cosmetologico.

Perché un ingrediente possa esercitare una determinata attività biologica, non basta che quella proprietà sia stata dimostrata in laboratorio.

Deve anche riuscire a raggiungere il suo bersaglio biologico, in quantità sufficienti.

E qui entra in gioco la barriera cutanea.

Il PDRN è costituito da frammenti di DNA, molecole cariche e generalmente di dimensioni considerevoli, caratteristiche che non favoriscono il passaggio attraverso lo strato corneo.

Questo significa che il PDRN non può penetrare nella pelle?

Non necessariamente.

Il peso molecolare dei frammenti, la formulazione e gli eventuali sistemi di veicolazione possono influenzarne la distribuzione cutanea.

Inoltre, non tutti gli effetti cosmetici richiedono necessariamente di raggiungere il derma.

Ma se promettiamo di stimolare i fibroblasti e aumentare il collagene dermico, dobbiamo dimostrare che l’ingrediente possa raggiungere il bersaglio biologico e produrre un effetto clinicamente rilevante.

Ed è proprio qui che, per i cosmetici al PDRN, le evidenze sono ancora insufficienti.

DNA

Gli studi più recenti sul PDRN topico

Nel 2026 è stato pubblicato su PLOS ONE uno studio interessante su una particolare preparazione di PDRN, denominata PDRN-850K.

La ricerca ha valutato i meccanismi biologici, la distribuzione cutanea e gli effetti sulla pelle fotodanneggiata.

Comprendeva anche una valutazione clinica di 28 giorni, con un confronto tra una crema contorno occhi contenente lo 0,1% di PDRN-850K e una contenente lo 0,1% di retinolo.

Gli autori hanno riportato risultati incoraggianti per alcuni parametri cutanei, comprese le rughe perioculari.

Questo studio è interessante perché suggerisce che specifiche formulazioni di PDRN topico possano esercitare effetti misurabili.

Ma non dimostra che tutti i cosmetici contenenti PDRN siano efficaci.

E soprattutto non dimostra che il PDRN sia più efficace dei retinoidi: un confronto di 28 giorni con una specifica formulazione allo 0,1% di retinolo non permette di trarre conclusioni generali su una categoria di ingredienti supportata da decenni di ricerca.

Si tratta quindi di un risultato promettente, che dovrà essere confermato da ulteriori studi indipendenti, più ampi e di maggiore durata.

Il PDRN vegetale è efficace quanto quello di salmone?

Negli ultimi anni sono comparsi sul mercato anche ingredienti presentati come PDRN vegetale o vegano.

Ma il fatto che due preparazioni contengano frammenti di DNA non significa che possiedano automaticamente le stesse proprietà.

Le caratteristiche dipendono dalla composizione, dalla lunghezza dei frammenti, dalla purezza e dal processo produttivo.

Non possiamo quindi trasferire automaticamente i risultati ottenuti con il PDRN di origine animale alle alternative vegetali.

Allo stesso tempo, non abbiamo elementi sufficienti per affermare che il PDRN animale sia necessariamente superiore.

Servono studi specifici sulle singole preparazioni.

Il PDRN è sicuro?

Negli studi clinici disponibili, il PDRN ha generalmente mostrato un profilo di tollerabilità favorevole.

Questo non significa che qualsiasi formulazione sia automaticamente sicura: la valutazione deve sempre considerare il prodotto finito, la purezza dell’ingrediente e la modalità di utilizzo.

I trattamenti iniettivi comportano inoltre rischi specifici, differenti da quelli dei cosmetici.

E no, applicare frammenti di DNA sulla pelle non significa modificare il nostro patrimonio genetico!

Vale la pena acquistare un cosmetico con PDRN?

Arriviamo alla domanda pratica.

Se un cosmetico contenente PDRN è ben formulato, piacevole da utilizzare e ha un prezzo ragionevole, non vedo particolari motivi per evitarlo.

Ma non lo sceglierei esclusivamente per la presenza di questo ingrediente, soprattutto se viene venduto a prezzi elevati promettendo risultati straordinari.

Il PDRN è un ingrediente potenzialmente efficace secondo le conoscenze scientifiche attuali, ma non abbiamo ancora evidenze sufficientemente solide per affermare che la sua presenza in un normale cosmetico produca benefici antiage significativi.

Questo non significa che non funzioni, significa che non abbiamo ancora dimostrato adeguatamente che funzioni per quelle specifiche finalità e in quelle condizioni d’uso.

E sono due cose molto diverse!

Per contrastare il fotoinvecchiamento abbiamo già a disposizione strategie e ingredienti con evidenze decisamente più consolidate, come la fotoprotezione, la Vitamina C Pura e i retinoidi.

Il PDRN potrebbe in futuro aggiungersi a questi strumenti, ma per il momento non abbiamo elementi sufficienti per considerarlo un ingrediente indispensabile.

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Conclusioni: promettente non significa efficace

Il PDRN è un ottimo esempio di come un ingrediente possa essere scientificamente interessante senza che la sua efficacia cosmetica sia ancora stata adeguatamente dimostrata.

Abbiamo evidenze della sua attività biologica, risultati clinici in alcune applicazioni mediche e studi preliminari promettenti anche per l’utilizzo topico.

Quello che ancora manca è un insieme sufficientemente robusto di studi clinici che dimostri benefici riproducibili e clinicamente rilevanti nei cosmetici destinati alla skincare quotidiana.

E qui voglio sottolineare un concetto che considero fondamentale quando parliamo di ingredienti cosmetici.

Un attivo può essere potenzialmente efficace secondo la scienza, senza che la sua efficacia sia stata ancora dimostrata.

Non è una contraddizione.

Significa che esistono presupposti scientifici ragionevoli per ipotizzarne un’attività, ma che le prove disponibili non sono ancora sufficienti per confermarla nelle condizioni di utilizzo che ci interessano.

Il PDRN, per quanto riguarda la skincare antiage, si trova attualmente proprio in questa situazione.

Quindi, dobbiamo correre a comprare un siero al DNA di salmone?

Direi che possiamo tranquillamente aspettare.

La ricerca è interessante e merita di essere seguita, ma non abbiamo bisogno di trasformare ogni ingrediente promettente nella nuova rivoluzione della skincare.

Perché la plausibilità scientifica è un ottimo punto di partenza. Ma non è una dimostrazione di efficacia.

E in cosmetologia, questa differenza conta parecchio.

Bibliografia scientifica

1. Alhussain A.M. et al. (2026). Polynucleotides and Polydeoxyribonucleotides for Skin Rejuvenation, Postoperative Scar Prevention, and Wound Healing: A Systematic Review of Randomized Clinical Trials. Cureus, 18(7), e112403. DOI: 10.7759/cureus.112403.

2. Ye R. et al. (2026). Topical medium-length PDRN enhances dermal extracellular matrix repair in photodamaged skin via PI3K–Akt/TGF-β–regulated pathways. PLOS ONE, 21(7), e0350905. DOI: 10.1371/journal.pone.0350905.

3. Lampridou S. et al. (2025). The Effectiveness of Polynucleotides in Esthetic Medicine: A Systematic Review. Journal of Cosmetic Dermatology. DOI: 10.1111/jocd.16721.

4. (2014). The effect of PDRN, an adenosine receptor A2A agonist, on the healing of chronic diabetic foot ulcers: results of a clinical trial. Studio clinico randomizzato controllato con placebo. PMID: 24483158.

5. (2025). Polydeoxyribonucleotides as Emerging Therapeutics for Skin Diseases: Clinical Applications, Pharmacological Effects, Molecular Mechanisms, and Potential Modes of Action. Applied Sciences, 15(19), 10437.